Frammenti di vita #19

Tennet's Mac

annegando i miei pensieri nell’alcol…
uscirò prima o poi da questo brutto periodo…

non lo so…
non so niente…

Frammenti di vita #18

Frammenti di vita 18

La mia coinquilina sta cercando in tutti i modi di convincere l’altra coinquilina ad andare a budapest con lei.

Per far ciò ha attaccato, in giro per la casa, post-it minatori-motivazionali.

Storia di una casa (#43)

Storia di una casa #43 Blog

2007/2008

- 43 -

In quegli anni in Afghanistan, una delle tante terre desolate e martoriate dai continui scontri militari, c’erano sentinelle poste a guardia delle basi che, sicuramente, avranno avuto una nottata meno tormentata della mia. Detestavo litigare. Soprattutto per via telefonica, dove non c’è possibilità di contatto fisico. Effettivamente, un po’ di ragione Francesca l’aveva. Mi sentivo responsabile ma, allo stesso tempo, ero stato costretto dagli eventi ad accettare quella situazione. E come l’avevo accettata io, prima o poi, avrebbe dovuto farlo anche lei.

Alzai la testa dal cuscino. Il sole era già alto nel cielo e diffondeva la sua luce in tutta la stanza. Non era però, la sola cosa a diffondersi nell’aria. Sentii un dolce aroma di caffè che stuzzicava il mio olfatto martoriato dall’aria viziata della notte. Il tutto, rese il risveglio più piacevole degli altri giorni. Avanzai lentamente verso la cucina. Sulla porta, sbirciai all’interno della stanza con la mia vista assonnata. Vidi una figura femminile in maglietta bianca e pantaloni rosa muoversi a destra e sinistra.

-       Vuoi Caffè? -
-       Ehm… sì! -

Mi sedetti al tavolo e Floria, come se fosse già di casa, prese una delle vecchie tazzine e me la piazzò davanti. Lentamente versò il caffè bollente al suo interno e mi diede un cucchiaino. Mi sentii alquanto spiazzato. Ricevere quelle attenzioni premurose da una ragazza mi mise in imbarazzo. Avvicinai la tazzina alle labbra per sentirne l’odore. Poi ne presi un sorso e… sorrisi. Era davvero un ottimo caffè. Le feci i complimenti e pensai di poter inserire la cosa tra le qualità della mia nuova coinquilina.

-       Ciro, mi fai vedere dove sono i prodotti per la casa? -
La domanda improvvisa di Floria mi trovò impreparato.
-       Sì… arrivo. Sono in bagno… ecco qui… -

Aprii il mobiletto del bagno e quello che doveva sembrare una dispensa di prodotti, sembrava un museo di anticaglie. Sgrassatori e detersivi vuoti o semivuoti troneggiavano senza potere. Pezze vecchie e strofinacci inguardabili riempivano i vuoti. Guanti mai usati, bombolette di spray anti scarafaggi vuote e spugne corrose dal tempo…
Floria cercò di trovare un senso a quel disordine ma, quando con una mano tirò fuori tre contenitori di detersivo per pavimenti vuoti, mi guardò con una faccia interrogativa. Cercai di dire qualcosa ma dalla mia bocca non uscì niente. Floria mi bruciò sul tempo e, indicandomi minacciosamente la cucina col suo indice, disse:

-       Vammi a prendere un sacchetto, per piacere! -

Risi sotto i baffi per quel finto ordine e tornai da lei con una busta allargata tra le mani.  Rapidamente, la mia coinquilina, buttò dentro tutto ciò che si trovò a tiro e che sembrava avere più di un anno di vita. Tentai di muoverle qualche timida protesta, ma non ci fu verso di sminuire il suo sguardo minaccioso.

Alla fine di tutto, ci trovammo a guardare il mobiletto del bagno vuoto.
Guardai il ripiano… poi guardai lei.
- Bene! Mi sa che dobbiamo andare a fare un po’ di spesa! – disse Floria soddisfatta.

continua…

Frammenti di vita #17

Violino Annalisa-4

Annalisa stava riponendo il violino nella propria custodia…
-       Sai… in tutti questi anni che ti conosco, non ti ho mai sentita suonare… – le dissi seduto sul suo letto.
-       Davvero? Come cavolo è possibile che non mi hai mai sentita?! Dobbiamo rimediare subito! -

Afferrò il manico, prese l’archetto, intonò qualche nota. Ma…
Il destino decise che nemmeno quella volta sarei riuscito a sentirla…

Galleria d’Arte #36

Ricordando i vecchi tempi in cui anch’io riuscivo a reggere almeno mezzo gallone
Milano e lo studio mi hanno rammollito!

Basta!

1 Gallone = 4 Litri

Storia di una casa (#42)

Storia di una casa #42 Blog

2007/2008

- 42 -

Tra i pregi di Floria c’era quello di essere riuscita a mettermi a mio agio. Non era una cosa da poco. Di solito con le ragazze appena conosciute sono estremamente logorroico o estremamente silenzioso. Con lei riuscivo a restare nella giusta via di mezzo mascherando tutte le mie timidezze. Nonostante la differenza d’età, tenevo testa egregiamente ai suoi discorsi, perlopiù pieni di frivolezze. Film, serie tv, locali per divertirsi… Niente di difficile per un ragazzo di vent’anni che, nonostante l’introversione acuta, sapeva bene come si stava evolvendo la società là fuori.
In circa mezz’ora, tornammo dalla nostra fugace cena a base di pizza oleosa e patatine iperfritte. Mentre salivamo in ascensore, cercavo di farmi perdonare dal mio stomaco per l’immensa mole di lavoro che gli avevo procurato. Floria, invece, sembrava tranquilla, come se quel genere di cena fosse una delle sue preferite.
Girai la chiave nella porta ed entrai. La mia coinquilina mi seguì ma, appena fummo in casa, prendemmo strade diverse: lei andò in camera sua ed io nella mia.
Quando chiusi la porta alle mie spalle feci un sospiro di sollievo. Mi sentivo come se avessi passato un esame universitario. Il primo giorno di un lungo anno di convivenza era iniziato e, fortunatamente, Floria sembrava una brava ragazza. La mia paura di condividere la casa con persone dalle strambe abitudini si era dissolta. Potevo rilassarmi.
Portai una mano alla tasca per cercare il cellulare. Non trovandolo nella sua consueta posizione mi preoccupai. “Possibile che ho lasciato il cellulare a casa?” pensai. Indagai in giro con un rapido sguardo sui mobili della stanza. “Dove sei?”. Mi sedetti sul letto a pensare all’ultimo posto in cui avessi potuto lasciarlo. “Vediamo… prima di uscire ero… sì!”.
Uscii dalla mia stanza e arrivai di fronte alla porta della camera di Floria. Il vetro satinato emetteva luce, segno che non era ancora andata a dormire. Esitai un attimo, poi bussai.
-       Entra pure! – sentii gridare.
Entrai e vidi la mia coinquilina ancora intenta a piegare vestiti.
-       Scusami Floria… devo aver lasciato il cellul… ah eccolo! -
Quando lo afferrai notai subito le numerosissime chiamate senza risposta impresse sul piccolo schermo del mio Nokia. – Torno di là… – m’affrettai a dire a Floria che continuava indisturbata.

Sbloccai subito il cellulare. Il cuore andò in ansia. Avevo già immaginato chi fosse.
La mia ragazza.
“Cavolo! E ora che le dico?” pensai.
“Nascondile tutto! Non invitarla più a casa tua!” rispose ironicamente la mia coscienza maligna. “Dovrò dirglielo in qualche modo…”, “S’incazzerà…”, “e di brutto anche!”
Dopo tutti i diverbi intellettuali, mi feci coraggio e la chiamai.

-       Pronto… amore! Che fine avevi fatto! – disse.
-       Ehm sì… ero sceso un attimo… -
-       E hai dimenticato il cellulare? Non lo dimentichi mai… – disse sospettosa.
-       Non c’ho pensato… ero con… -
-       CON? -
-       Con… Floria… -
-       Una ragazza? Eri con una ragazza?! -
-       Sì… -
-       Tu mi manderai al manicomio lo sai? Chi è questa tizia? -
-       Mmm come dire… la mia nuova coinquilina… -
Subito dopo ci fu un minuto di silenzio. Come quando un caccia bombardiere sgancia una bomba e attende solo il momento dello scoppio. E lo scoppio arrivò… dal mio telefono uscì un urlo talmente forte che, probabilmente, sentirono anche i vicini.

continua…

Storia di una casa (#41)

Storia di una casa #41 Blog

2007/2008

- 41 -

-  …E poi c’è Fightclub, lo adoro! E’ uno dei miei film preferiti! -
-  Sì! L’ho visto! Mi è piaciuto un sacco! -

Aprii con molta calma il portone di casa. Entrai per primo. Floria mi seguiva, trascinando con sé il suo grosso trolley. Sembrava stanca e provata dalla lunga giornata. Depositammo le valigie nella sua camera coricandole sul pavimento parquettato. La vidi dirigersi subito verso la finestra e spalancarla. Volle cambiare aria a quella camera che per lunghi mesi era stata chiusa. Si tolse il lungo cappotto e lo depositò sul divano. Osservai l’indumento e pensai che gli si dovesse dar merito per aver nascosto con così tanta cura un fisico che, altrimenti, non sarebbe passato inosservato.
Oggettivamente, Floria aveva un bel corpo. Gambe lunghe e fianchi stretti impreziosivano il suo portamento slanciato. Indossava un paio di jeans scuri, sotto a una maglietta beige in cotone a maniche lunghe. Le sue esili mani, con unghie ben curate erano già intente ad aprire una delle due grandi valigie sul pavimento. Non voleva darla vinta alla stanchezza quella sera. Nel frattempo, avevo preso posto su uno dei due letti e le stavo raccontando qualcosa di me. Lei mi chiese, con distratta curiosità, quanti anni avessi, mentre poggiava il primo maglione sul ripiano dell’armadio.
- 20 -
Improvvisamente si girò verso di me, come se quella risposta l’avesse spiazzata.
- Non l’avrei mai detto! Pensavo fossi più grande… – disse.
- Beh… forse la barba incolta e l’aspetto trasandato possono averti deviato… – buttai lì, ironicamente.
Abbassai lo sguardo silenzioso e, fissando i tasselli del parquet, cercai qualcosa da dire. Floria continuava il suo lavoro di svuotamento della valigia, quasi incurante che io fossi lì vicino.
- Tu, invece? Quanti anni hai? – chiesi.
- 25 -
- 25? Caspita! Nemmeno io l’avrei mai detto! -

In realtà, al contrario di ciò che pronunciai, la mia esclamazione sarebbe dovuta essere: “Caspita! Sei più grande di me!” per renderla più simile a ciò che davvero pensai in quel momento. Non volli sprigionare il mio vero pensiero per non rendere la situazione più strana di quanto già non lo fosse. Mi sentivo in difficoltà. Il mio rapporto con ragazze più grandi di me, fino ad allora, s’era limitato a casi sporadici. Diciamo che, l’universo femminile da me conosciuto non andava oltre la mia età. Al di là del quale c’era un vuoto totale. Mi sentivo disorientato. Non sapevo come rapportarmi, quali cose dire o quali comportamenti evitare per non sembrare infantile. Però, nonostante tutte le mie inutili paranoie, la cosa mi affascinava. Avrei potuto studiare il suo carattere in segreto e carpire qualcosa in più sulle donne.

Floria si girò verso di me e mi chiese:
-  Hai già cenato? -
-  Veramente no… -
-  Ho visto che qui sotto c’è Pizza Mundial… ti va se scendiamo a prenderci una pizza? -

Accettai subito il suo invito. Non dico mai di no a chi mi offre di mangiar fuori o di bere una birra. M’infilai rapido il cappotto mentre Floria mi aspettava già sul pianerottolo. Chiusi la porta a chiave senza badare che, tra lenzuola del letto, il mio cellulare aveva iniziato a squillare…

continua…

Storia di una casa (#40)

Storia di una casa #40 Blog

2007/2008

- 40 -

Qualche ora più tardi, affacciato al balcone, scrutavo la strada leggermente ansioso. Sapevo di che di lì a breve sarebbe passata Floria a portare i bagagli.
Ero curioso di osservarla da sola in strada, come se cogliere qualche attimo in più di quella ragazza potesse farmela conoscere un po’ meglio. Ma, tra i mille passanti di una giornata milanese d’inizio ottobre, era diventato un problema riuscire a distinguerla tra la folla. Supponevo che, in quel lasso di tempo, non si fosse cambiata d’abito e che avesse mantenuto il lungo cappotto scuro su cui spiccava un grosso cappuccio pelliccioso. Immaginavo di vederla sbucare dall’uscita della metro e, quindi, guardavo in quella direzione. Però, come spesso mi accade, non sempre ciò che immagino risulta avvenire davvero. Anzi, più sforzo la fantasia e più viene disillusa. Infatti, mentre fissavo il fondo della via, l’azione da me immaginata si stava svolgendo da tutt’altra parte. Esattamente cinque piani sotto di me, al livello della strada, una macchina blu si era fermata davanti al portone del palazzo. Un signore moro, sulla quarantina era uscito e aveva aperto il bagagliaio. Non diedi troppo peso a quella scena. Decine di macchine si fermavano tutti i giorni davanti ai palazzi della strada a svuotar valigie. Quando però, dal posto passeggero della piccola utilitaria blu, scese un’esile ragazza dai capelli castani, capii che si trattava proprio della mia futura coinquilina.
Era così strano vederla da lontano. Come se stessi osservando lo svolgersi di un film già visto. Di cui conoscevo già le scene successive.
“Tra poco suonerà il citofono…” pensai.

Floria, qualche metro più in basso, salutò con un bacio sulla guancia il suo sconosciuto accompagnatore. Entrambi, poi, presero direzioni diverse: Floria si avvicinò al portone e la macchina che l’aveva accompagnata, sfilò via seguendo il traffico milanese.
Suonò il citofono.
Corsi in casa ad aprire, fingendo di non conoscere chi ci fosse dall’altro lato. Con un rapido gesto, schiacciai il tasto del portone e riappesi subito la cornetta. Impacciato sul da farsi, gironzolavo nell’ingresso fino a quando il mio spirito protettivo non prese il sopravvento.
“Beh… potrei andare ad aiutarla…”
Uscii sul pianerottolo e vidi che l’ascensore non era ancora stata chiamata da nessuno.
“Avrà sbagliato scala…”
Spinsi il tasto di chiamata e l’ascensore fu subito da me. Entrai e scesi al piano terra.
Trovai Floria nell’ingresso del palazzo che si guardava intorno imbarazzata.
- Ah! Menomale che sei sceso! Non ricordavo più la scala! -
-       Tranquilla… scala A, vieni, dammi una valigia. -
Le sorrisi e lei ricambiò, e spostammo le due enormi valigie viola verso l’ascensore.
-       Speriamo che c’entrino! – dissi.
-       C’entreranno… sono entrate in ascensori più piccoli di questo! – rispose ironica.
-       Perchè? Esistono ascensori più piccoli di questo? – chiesi con finta curiosità.
-       Prima ero in viale Argonne, e l’ascensore era molto più stretto di questo! Ho dovuto mettere le valigie una sopra l’altra! -
-       In due di certo non ci saremo stati! – dissi chiudendo a fatica le porticine dietro di me.
Schiacciai 5 avendo cura che Floria vedesse il piano della sua futura casa.
L’ascensore si mosse ed io e lei fissammo silenziosi i piani che scorrevano. Il silenzio diventò imbarazzante, com’è solito negli ascensori. Fortuna che lei, con una domanda tagliente, spezzò il solido ghiaccio che si stava formando.

- Mah… ti piacciono i film? -

continua…

Frammenti di vita #16

Buon Anno campanella

Buon Anno

Che tutti i vostri buoni propositi possano realizzarsi!
(Ed anche quelli cattivi…)

se no la vita che gusto avrebbe?

Storia di una casa (#39)

Storia di una casa 39 copia

2007/2008

- 39 -

-       Bene! Per me va bene Ciro! – disse la proprietaria con voce squillante al telefono.
-       La ragazza mi farà sapere stasera… poi le confermo. – risposi pacato, cercando di smorzare il prematuro entusiasmo della proprietaria.
Purtroppo, conservavo in me il dubbio che quella ragazza, o meglio “Floria”, sia stata solo una dei tanti probabili affittuari che venivano a vedere la casa e che poi se ne andavano lasciando vaghe promesse di adempimento.
-       Sempre che per te non sia un problema vivere con due ragazze! – continuò la proprietaria.
-       No, cioè… non è mai successo. Quindi non so dirle… ma non dovrebbero esserci problemi. – risposi titubante.
-       Ok, allora aspetto tue notizie. Buona serata Ciro. -
Chiusi il cellulare e mi sedetti a gambe incrociate sul letto. Pensieroso, guardavo il televisore spendo davanti a me.
“Floria”
Quel nome risuonava ancora nella mia testa. Non conoscevo niente di quella ragazza e probabilmente avrei dovuto viverci insieme. Era visibilmente più grande di me ma non sapevo bene di quanto. Era determinata e sapeva il fatto suo. Forse potevo contare su di lei.
Il cellulare mi vibrò nelle mani. Un messaggio:
Floria:
“Ciao Ciro! Ho parlato con Luisa ed è d’accordo!
Prendiamo la camera.”

Saltai in piedi e rilessi ancora una volta il messaggio. Non potevo crederci. Floria aveva spazzato via ogni dubbio sulla sua determinazione. Faceva sul serio. Aveva confermato la camera ma… “e ora chi è questa Luisa!” pensai.
Continuavo a fissare quel messaggio, indeciso sul da farsi. Gironzolavo per la stanza ansioso e agitato. Mi arrivò un nuovo messaggio:
Floria:
“Ok?”
Aspettava una mia conferma ovviamente. Non ci avevo pensato ma potevo ancora dirle di no. Potevo ancora rimettere tutto in gioco e tornare alla ricerca di coinquilini per quella maledetta casa. Guardai il calendario davanti a me. Il giorno dopo era il primo di ottobre. Sarebbe stata dura trovare qualcuno. Più dura di quanto non lo fosse stato in questi giorni. Iniziavano i corsi in quasi tutte le università, compresa la mia, e gli studenti che cercavano casa, ormai, avevano già trovato una sistemazione. Non potevo buttare quell’occasione, anche se, la foto della mia ragazza sulla mensola, continuava a guardarmi in modo minaccioso.
“Mi ucciderai lo so…” dissi all’immagine con un velo d’ironia.

Tornai alla realtà e mandai subito un messaggio di conferma a Floria e mi sentii sollevato. Come se mi fossi tolto un peso. Rispose:
Floria:
“Ottimo! Ascolta, dato che sono in zona, posso portare già qualcosa?”
Sorrisi pensando che, ormai, potevo già definirla la mia nuova coinquilina!

continua…

Blog su WordPress.com.
Customized Esquire Theme.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 356 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: